Les Chateau Mythiques

 

Dopo la sconfitta degli inglesi nel 1455, alla fine della Guerra dei Cent’Anni, la regione dell’Aquitania tornò sotto lo scettro del re di Francia.

Dopo la Guerra dei Cento Anni

Gli inglesi erano i grandi clienti dei viticoltori francesi, e la loro cacciata dal regno comportò un periodo di grave crisi per il commercio e l’esportazione del vino.

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Il periodo nero della produzione vinicola francese proseguì fino agli inizi del XVI secolo, quando i commercianti olandesi delle novelle Provinces-Unies, ossia le sette province del nord degli attuali Paesi Bassi, iniziarono i propri commerci utilizzando Bordeaux come porto principale verso l’Africa e l’America; le Province Unite si erano costituite da poco con l’Atto dell’Aia del 1581, ed avevano la forza e la freschezza necessaria per costituire una grande flotta.

Se gli Inglesi erano interessati ai “clarets” bordolesi, i tipici vini rossi leggeri prodotti nella regione, gli Olandesi erano alla ricerca soprattutto di bianchi poco costosi, da distillare per produrre acquavite (“eau de feu”, acqua di fuoco) facile da trasportare per via marittima nei paesi più lontani, e che poteva essere data anche ai marinai degli equipaggi (vedi anche l’articolo sull’Armagnac). Fu in questo periodo che venne adottata la barrique, la classica botte piccola bordolese, più maneggevole per il trasporto e diventata da allora il simbolo dell’enologia di Bordeaux.

Arrivano gli Olandesi

Questa preferenza degli Olandesi ebbe naturalmente un impatto determinante sui vigneti bordolesi, che si trovavano come oggi per la maggior parte nella regione del Médoc, sulla riva sinistra della Gironda, l’estuario oceanico dei fiumi Garonna e Dordogna.

La situazione nel 1415
La situazione nel 1415

A poco a poco, i vignaioli sostituirono le uve rosse con quelle bianche che meglio si adattavano a questo mercato e fino alla metà del XIX secolo il Médoc produrrà in maggioranza solo vino bianco. Gli Olandesi gradivano particolarmente i distillati, e quindi favorirono lo sviluppo dei vigneti della regione di Sauternes, di Loupiac e di Bergerac.
A partire dalla metà del XVII secolo iniziò il commercio tra l’Africa, la Francia, con Bordeaux principale porto per le navi negriere, e le colonie delle Antille Olandesi; il commercio favorì l’esportazione del vino di Bordeaux verso il continente americano e verso i paesi dell’Europa del Nord.

Con queste premesse iniziò ad affacciarsi nel commercio una nuova generazione di commercianti provenienti dall’Irlanda, dalla Germania, dall’Olanda e dalla Russia, mercanti che si installarono nelle città della regione francese e diedero inizio alle prime dinastie di venditori e di ‘négociants‘, commercianti che acquistano l’uva dai contadini e con essa producono vino che imbottigliano con la loro etichetta. Il termine ‘negociant’ oggi si può ritrovare anche sulle bottiglie di Champagne, dove la sigla N.M. indica i négociants-manipoulant.

Il secolo di Bordeaux

Il secolo XVIII si preannuncia come il secolo d’oro del Bordeaux grazie all’innalzamento qualitativo dei suoi cru, le migliori particelle di vigna.
I ricchi deputati bordolesi crearono in questo periodo i loro possedimenti viticoli, ed iniziarono così a nascere gli Chateau, le cantine dove veniva prodotto il vino, costruiti come veri e propri castelli.
Comincia dunque da qui la storia di Chateau d’Yquem, il fantastico vino prodotto con Sauternes e Sauvignon, di Pétrus, prodotto quasi esclusivamente con Merlot ed una piccola parte di Cabernet Franc e paragonato ad un pugno di ferro in un guanto di velluto, sicuramente uno dei vini più buoni al mondo. Nascono le cantine di Saint-Emillon, con il tipico uvaggio bordolese, e lo Chateau La Tour, con i blanche di Sauternes in purezza, e poi ancora Chateau Margaux, Chateau Lafitte, Chateau Mouton, ….
Nascono insomma le cantine e le produzioni di vini conosciuti in tutto il mondo, esportati in tutto il mondo, e con prezzi altrettanto importanti.

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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2 pensieri riguardo “Les Chateau Mythiques

  • 28 luglio, 2016 in 17:29
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    Articolo davvero affascinante, ho sempre molto apprezzato il vino e la sua storia. Il connubio tra vino e le forme d’arte ha sempre un che di appassionante.

    Risposta

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