Montepulciano d’Abruzzo 2014 Emidio Pepe

Montepulciano d'Abruzzo

Non è mai un’occasione persa quella in cui si beve un buon bicchiere di vino, soprattutto se parliamo di Montepulciano d’Abruzzo. E se la bottiglia è un 2014 di Emidio Pepe, allora il motivo è validissimo.

montepulciano d'abruzzo 2014 emidio pepeEra molto tempo che avevo questa bottiglia nella mia collezione, e mi chiedevo se non fosse troppo presto, se aspettare ancora un po’, magari un anno o due. O anche altri quattro. Però no, un vino così va bevuto quando è il momento giusto e, come dice Maya a Miles in Sideways, ‘quando apri quella bottiglia, quello è il momento giusto’. Ed era anche molto tempo che non scrivevo qualcosa su questa cantina, ma se volete fare qualche confronto, potete leggere qui.

Quindi l’ho aperta, con un po’ di attenzione perché era ferma lì da un paio di anni, quando la comprai in una enoteca fuori Roma.

Non so se devo proprio spiegare i vini di Emidio Pepe, anche perché a far la storia di questa cantina con oltre 50 anni di vendemmie alle spalle, non si finirebbe più.

Quindi mi limiterò all’essenziale. La cantina è a Torano Nuovo in provincia di Teramo, all’interno della Val Vibrata, zona di comuni con l’animo dedicato al vino. I vigneti di Emidio Pepe, la cantina oggi è gestita dalle figlie e dalle nipoti, sono circa 15 ettari di Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano e Pecorino. Stile naturale, letame, rame e zolfo in vigna, fermentazioni naturali, uso limitato della solforosa. Niente legno, anche, ma solo cemento e vetroresina  per le fermentazioni e gli affinamenti.

Note di degustazione

Il tappo di questa bottiglia di Montepulciano d’Abruzzo è integro e bagnato in modo uniforme, nessun cattivo odore. L’attenzione della cantina è nota, ma un problema con i tappi di sughero può sempre succedere.

Verso mezzo calice e lascio aperta la bottiglia per far respirare il vino: 6 anni fermo in bottiglia rendono necessario un lento ricongiungimento con l’ossigeno. Colore rosso porpora, un bordo color ciliegia. A bicchiere fermo si sentono aromi di amarena e un sentore più scuro, direi che fa venire in mente la corteccia bagnata.

Dopo un quarto d’ora inizio a far roteare il bicchiere, ossigenando il vino per tirarne fuori i profumi. Ed ecco la mora e l’amarena, poi aromi balsamici come l’alloro e il timo, un leggero pepe rosso. Ancora un’altra rotazione del calice, ed ecco che da questo Montepulciano d’Abruzzo compaiono anche profumi più scuri, terziari, come la corteccia bagnata; sono leggeri ancora, tenui. I profumi sono lievi, sembrano ancora timidi ma ben decisi a farsi riconoscere.

Al palato la morbidezza d’entrata è quasi nulla, schiacciata da un tannino non eccessivo ma ancora rustico, non domato. Avrei dovuto aspettare? La solita domanda che mi faccio quando apro una bottiglia di questo tipo. Forse si, direi ancora due o tre anni avrebbero portato maturità tannica in questo vino che, in ogni caso, è godibile da bere; i 13 gradi alcolici lo rendono fresco al palato.

Il finale è discretamente lungo, lasciando in bocca gli aromi balsamici e di mora; un finale pulito.

Ho riassaggiato il vino anche l’indomani, mantenendo la bottiglia tappata, e l’azione dell’ossigeno ha reso più evidenti i profumi di frutta nera di bosco, e amplificato il balsamico.

L’ho fatto accompagnare dal pranzo domenicale di lasagna con ragù di coniglio ed una veloce fettina di manzo condita con olio EVO ed una spolverata di timo.

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