Nicolas Joly Roche-Aux-Moines Les Vieux Clos 2007

Credo non sia necessario fare una biografia di Nicolas Joly, talmente sono noti i suoi vini e lui.

Biodinamica in origine

Fermo credente biodinamico, fondatore insieme ad altri cinque produttori, nel 2008, dell’associazione Renaissance des Appellations, autore di Il Vino tra cielo e terra e de La Vigna, il Vino e la Biodinamica,  produce quei gioiellini della Loira che si chiamano Chateau de la Roche-Aux-Moines e Coulée de Serrant e che in tanti apprezzano.

Io non so esattamente cosa sia la biodinamica, sebbene il mio animo scettico non mi consenta di credere che l’andamento delle stelle possa influire sul vino ottenuto.

Però sono certo di una cosa, ed è che i produttori biodinamici hanno una marcia in più nella produzione del vino, dovuta forse ad un attaccamento maggiore al territorio, al saper seguire, e non inseguire, i cicli metereologici stagionali, a conoscere le proprie viti una per una.

Questo si può certo dire di molti altri produttori che, invece di seguire facili scorciatoie, si dedicano a studiare il clima, il terreno, la microfauna presente tra i filari, per tentare di produrre vino senza dover ricorrere a concimi chimici, prodotti di sintesi, sostanze più o meno tossiche (nell’accezione nossiteriana), tecniche del freddo.

Certo però che se un produttore decide di dedicarsi all’agricoltura biodinamica, ancor più impegnativa del solo biologico, deve avere una grande passione per quel che fa, cornoletame o meno.

Les Vieux Clos JolyLa zona di Savenniéres si stende per poco più di dieci chilometri lungo la Loira, tra La Possoniére e Bouchemaine, ed è parte della AOC Anjou, giusto al suo punto più a nord. Questa zona, fino agli anni ’50, produceva quasi esclusivamente vini demi-sec, quindi con un residuo zuccherino decisamente più alto. E’ merito di alcuni produttori, tra cui Joly, così come Baumard e Claude Papin, aver iniziato a produrre vini secchi, portando lo Chenin Blanc a vere punte di eccellenza.

La degustazione

In questa domenica calda, da poco tornato da fresco fine settimana, ho deciso di aprirmi una bottiglia di Roche-Aux-Moines Les Vieux Clos 2007. Il condizionatore ansimava per tentava di mantenere costante la temperatura della stanza attorno ai 26*.

 

Ho stappato la bottiglia attorno alle 11 ed ho riempito metà calice per lasciare ossigenare il vino in modo migliore.

Bene, tutti questi preparativi sono stati forse un po’ maniacali, ma era una specie di esperimento per cercare di non rovinare il vino, bevendolo non a temperatura ambiente (si sfiorano i 37° ), ma ad una temperatura ambiente come se fosse già settembre inoltrato. Le temperature alte, è noto, sono micidiali, sebbene una bottiglia di 5 anni possa averne passate di peggio, nella propria vita, fra trasporti e sistemazioni sugli  scaffali.

Il vino appena versato pareva ancora leggermente chiuso: gli aromi erano vaghi, restii a lasciare il fresco del calice per mescolarsi con l’aria più calda dell’ambiente.

Ho lasciato il bicchiere sul tavolo per quasi un’ora, il vino si è scaldato un po’ e finalmente si è sciolto.

Il miele è accompagnato da una nota minerale, la frutta gialla è accompagnata dai funghi freschi, una vaga sensazione di tè e di mela verde sono il finale aromatico di questo vino.

Acidità gradevole e rinfrescante, quasi aromatico ancora di miele e di mela verde, riempie bene il palato senza stancarlo, lasciando una leggera mineralità che dovrebbe servire da forza equilibratrice, ma che è ancora troppo intensa e copre il lungo finale profumato.

Non mi sento di dare indicazioni sull’abbinamento possibile; io l’ho gustato insieme a delle ottime trenette al pesto fatto in casa, ed una bistecca di maiale con molta salvia, e non ho trovato nulla in contrario.

 
Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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2 pensieri riguardo “Nicolas Joly Roche-Aux-Moines Les Vieux Clos 2007

  • 20 agosto, 2012 in 07:20
    Permalink

    Complimenti, articolo molto interessante e stimolante.
    La biodinamica mi affascina anche se la conosco solo superficialmente, ho da poco acquistato il libro di Joly proprio per approfondire la materia.
    I vini della zona di Savenniéres li ho conosciuti degustando gli ottimi chenin blanc di Patrick Baudoin.

    Risposta
    • 20 agosto, 2012 in 09:58
      Permalink

      Parlare con un produttore biodinamico è un’esperienza da fare, ma comunque sia, la cosa funziona. Grazie della visita sul sito

      Risposta

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