Vino rosé e riscaldamento globale

wine and climate change

L’aumento delle temperature è sia la causa della maggior richiesta di rinfrescante vino rosé che la causa delle sue difficoltà di produzione.

Diminuzione dell’acidità

I viticoltori della Provenza, luogo di eccellenza per i rosé, si stanno ponendo il problema della produzione cercando di adattarsi ai cambiamenti climatici.

La richiesta di rosé è aumentata del 30% dal 2000 ad oggi, e visto che una bottiglia su otto proviene proprio dalla Provenza, i produttori si sentono sotto pressione.

Lo scorso mese di gennaio si è tenuto a Marsiglia il V Congresso Internazionale del Rosé, organizzato dal Provence Wine Council (CIVP) e dal Rosé Research and Experimentation Center. 

Le soluzioni dei produttori vinicoli

Hanno partecipato oltre 500 produttori, provenienti per la maggior parte dalla Provenza, oltre che da Spagna, Italia, Ungheria, Canada e Regno Unito. La presenza di questi ultimi due paesi, indica che il cambiamento climatico sta sensibilmente spostando verso nord il limite geografico di produzione del vino. Il rosé è uno di questi segnali.

La difficoltà nella produzione di vini con alta acidità, come bianchi e rosé, è dovuta all’anticipo che le viti presentano nel loro ciclo vegetativo. Questo implica che invaiatura e maturazione avvengono non più durante l’autunno, ma durante i giorni più caldi della tarda estate. Quindi, semplificando, gli zuccheri aumentano, e l’acidità diminuisce.

Esistono naturalmente alcune tecniche che consentirebbero di ritardare, ma non eliminare, la diminuzione di produzione di vini freschi e ad alta acidità. Il raffreddamento dei contenitori è poco percorribile, a lungo termine, a causa dell’aumento dei costi di produzione; analogamente i processi di acidificazione e dealcolizzazione, oltre a diminuire la qualità dei vini, sono piuttosto costosi.

Potature primaverili e genomica

Diversificare le potature può aiutare a ritardare la maturazione anche di tre settimane, riportando i tempi di maturazione ai periodi di trent’anni fa. Test in questo senso sono stati già eseguiti da alcuni vignerons provenzali,

Una soluzione passa per la ricerca genetica, il che vuol dire ad esempio la ricerca di nuove specie da ottenere tramite incroci. Il progetto EDGARR, ideato dal genetista Loïc Le Cunff dell’Istituto Francese della Vite e del Vino, prevede di usare cloni di Vermentino e di Cinsault in Provenza e nella Francia del sud. Questo potrebbe aiutare a produrre viti più resistenti non solo all’aumento di temperatura, ma anche alle malattie da spora fungina.

Piantare questi vitigni ed attendere che si adattino al territorio ed al nuovo clima, necessita di molto tempo durante i quali tenere sotto stretto monitoraggio i risultati, con poco tempo per correggere eventuali errori.

La genomica ha invece bisogno di meno tempo, consente di effettuare test su vari tipi di incroci, e porta a risultati che sono molto più semplicemente controllabili.

Il ciclo della vite e i cambiamenti climatici

Ci sono poi soluzioni più a lungo termine, che cercano di agire sulle cause piuttosto che sugli effetti. La soluzione proposta da Tiziana Nardi, del Consiglio per la ricerca in Agricoltura di Roma, prevede di aumentare la temperatura dei tank di acciaio da 15° a 19°; nonostante sembri controfattuale, questa soluzione provocherebbe una notevole diminuzione della produzione di CO2 da parte delle aziende vinicole, migliorando almeno il microclima attorno alle vigne, oltre a diminuire del 50% l’energia utilizzata in cantina.

Che i cambiamenti climatici siano una realtà, è agli occhi di tutti quelli che utilizzano in modo corretto la propria intelligenza. Agricoltori, viticoltori, allevatori, pastori, hanno la possibilità, oltre che la responsabilità, di trovare una soluzione ai disastri che una era di industrializzazione sconsiderata ha creato.

Photo by Patrick Hendry on Unsplash

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