Il Registro delle uve

Scuola EnologiaLe discussioni degli ultimi giorni sul mondo del vino sono state focalizzate in gran parte dal distacco dell’AIS Roma dall’AIS nazionale, con una scissione malfatta soprattutto nei metodi.

Per il mondo del vino ci sono però anche delle notizie migliori, almeno in termini di conoscenza e di catalogazione.

Si è svolto infatti a Conegliano il 10 dicembre il Convegno sui 90 anni (23 luglio 1923) dalla costituzione della Stazione Sperimentale di Viticoltura di Conegliano, nel 1967 diventato ISV, Istituto Sperimentale per la Viticoltura e transitato poi nel 1999 nel Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA) dipartimento Vitivinicolo (CRA-VIT).

Tutte queste sigle per dire che sono 90 anni che un istituto composto da enologi, da botanici e da agronomi, si occupa di catalogare e studiare la vite, l’uva da vino e l’uva da tavola, e di costruirne un Registro.

CRA-VITDel comitato iniziale del 29 luglio 1923 della Stazione sperimentale di Viticoltura, faceva parte tra gli altri anche il professor Luigi Manzoni, a capo della sezione di Fisiologia e patologia viticola, ossia l’ideatore dell’Incrocio Manzoni, nome commerciale del Manzoni Bianco 6.0.13, ottenuto da Riesling Renano e Pinot Bianco.

La direttiva comunitaria 68/193/CEE del 1968 prevedeva che ogni stato membro si dovesse dotare di un Registro delle varietà di viti ammesse ufficialmente alla certificazione (cito testuale dal sito del MIPAAF (il Ministero dell’Agricoltura, insomma, quello abolito e cambiato di nome).

Il Registro fu affidato nel 1969 all’ISV di Conegliano, ora appunto diventato CRA-VIT, e nel 2009 hanno iniziato la costruzione di un registro on-line, consultabile e completo, che comprende tutte le varietà ed i cloni di uva da vino e da tavola.

Si viene così a scoprire che in Italia esistono ben 469 varietà di uve da vino coltivate, ed un totale di 1140 cloni.

Per le uve da tavola abbiamo invece 120 tipologie, con 98 cloni; 39 varietà sono destinate al portainnesto.

Una rapida occhiata dimostra che, in quasi totale assenza di proclami, il Registro è ben fatto, di facile consultazione e completo di fotografie ed informazioni ampelografiche, e l’elenco on line si può ordinare alfabeticamente o per data di emanazione del decreto di riconoscimento della vite.

Così si scopre, ad esempio, che la varietà numero 1 del registro, per quel che riguarda le uve da vino,  è l’Abbuoto, iscritto il 25/05/1970, un vitigno che si trova solo nel Lazio con una produzione di poco meno di 10.000 barbatelle. Insomma, al massimo un paio di ettari di vigne in totale.

L’Aglianico è il numero 2, anch’esso iscritto a maggio del 1970, ovviamente con ben altri dati di barbatelle prodotte e che rientra nelle migliiori DOC e DOCG del sud Italia; scopro anche, dalla cartina attiva, che esistono alcune IGT in Umbria (Allerona) e nell’alto Lazio (Civitella d’Agliano) che consentono l’uso dell’Aglianico nella produzione di vini.

In ordine di numero l’ultimo è il 475 del 27 settembre 2013, la Rossetta di Montagna rosata, un vitigno autoctono del Trentino di cui però ancora non si hanno, almeno nel Registro, ulteriori notizie.

Le ultime varietà aggiornate, almeno con una scheda ampelografica, risalgono alle varietà iscritte nel 2011.

E’ anche possibile scaricare l’intero Registro in formato xls (Excel, Numbers, Openoffice).

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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