Il vino della Grecia

Pur se la vite proviene dal Medio Oriente, è in Europa che ha acquistato la sua importanza, arrivando qui da noi per le vie del mare da Creta prima e dalla Grecia poi.
E che quella greca sia da considerare la prima civiltà ad apprezzare e studiare il vino e la viticoltura, ce lo ricordano svariati poemi e sonetti come ad esempio questo di Anacreonte (V sec. a.C.):

Non amo chi trinca accanto a un pieno cratere
e parla di stragi e guerre crudeli,
ma chi delle Muse e d’Afrodite i doni belli
mescendo s’abbandona all’amabile gioia.

Per i greci infatti il vino era da bere con moderazione, e disprezzavano i barbari Traci e Sciti che al contrario ne abusavano fino ad ubriacarsi completamente.

Giambattista Gigola, Il simposio platonico, 1790, Musei Civici di Arte e Storia, Brescia
Giambattista Gigola, Il simposio platonico, 1790, Musei Civici di Arte e Storia, Brescia

L’amore dei greci per il vino diede origine al culto di Dioniso, che veniva celebrato nelle Orge Dionisiache trasformate poi dai Romani nei Baccanali.
Tra i più noti eventi sociali legati al vino dobbiamo ricordare il simposio, un incontro fra persone dello stesso ceto sociale che avveniva solitamente dopo un banchetto, durante il quale si approfittava per discutere di temi politici e per scambiarsi opinioni. La parola stessa deriva dal greco συμπòσιον, composto da σùν, «con», e πòσις «bevanda»; possiamo tradurre dunque il simposio come un evento in cui si beveva insieme.
Quello che oggi è il compito dello chef e del sommelier, a quel tempo era demandato al simposiarca che aveva il compito di regolare l’andamento del banchetto decidendo anche quanto vino bere e quando, e soprattutto il suo livello di diluizione con l’acqua, usanza tipica dei greci per diminuire gli effetti dell’alcool.  
In questo modo il vino provocava, secondo gli intenti, solo una leggera ebrezza, che avrebbe consentito ai partecipanti di parlare più liberamente ed essere in maggior contatto con la divinità, mostrando la vera natura dei commensali e liberando le verità che ognuno mantiene dentro di se, senza arrivare all’oblio alcolico. E’ da qui che nasce il detto ‘In vino veritas’, coniato dal poeta greco Alceo.
Probabilmente questa abitudine non sempre veniva seguita, visto che Platone nel suo Simposio ci descrive la scena seguente:

Poco dopo si udì la voce di Alcibiade nel vestibolo, ubriaco fradicio e che gridava forte, chiedendo dove fosse Agatone e di condurlo da Agatone. Fu portato tra i convitati sorretto dalla flautista e da alcuni altri del gruppo: rimase sulla soglia, con una folta corona di edera e viole sul capo, e una gran quantità di nastri
(Platone, Simposio 212d-e)

In Italia la viticoltura fiorì grazie alle tecniche introdotte dai greci, che erano abituati a coltivare le piante a gruppi di tre per volta legate assieme, e vennero importate numerose specie di uva in Sicilia ed in Calabria, da cui derivano la maggior parte delle tipologie di vino del sud Italia. L’incontro poi con la civiltà degli Etruschi insegnò ai Romani l’arte della vinificazione.
Numerosi sono anche i libri in cui si parla di vino, ma quello più noto è Le Opere e i Giorni di Esiodo scritto nell’VIII secolo a.C., in cui troviamo un dettagliato resoconto sui metodi agricoli greci impreziositi da commenti politici e sociali, e dalle usanze e le superstizioni legate all’agricoltura.
Per quel che riguarda la coltivazione della vite, ad esempio, abbiamo il seguente passo:

Quando poi Orione e Sirio soo giunti a mezzo del cielo, e l’Aurora dalle dita di rosa riesce a vedere Arturo, allora, o Perse, raccogli tutti i grappoli d’uva e portali a casa; esponili al sole per dieci giorni e dieci notti, quindi per cinque giorni lasciali all’ombra, ed al sesto versa nei recipienti il dono di Dioniso ricco di letizie.

Qualche secolo più tardi, nel 300 a.C., è Teofrasto vini-grecia-anticache scrive la prima trattazione sistematica della viticoltura, Ricerche sulle piante, dove si analizzano anche i metodi di potatura e le esigenze climatiche della vite, con un attento sguardo agli insetti ed alle malattie che la attaccano.
La produzione di vino in Grecia subì una accelerazione con la nascita delle prime città stato, Tebe, Argo, Sparta, Atene, che concentrando il maggior numero di abitanti e di attività, diventarono un ottimo mercato per gli agricoltori. Attorno a queste città si svilupparono i vigneti ed i forni per la cottura delle anfore in cui conservare il vino.
Come abbiamo visto dal frammento riportato sopra, le uve venivano appassite per aumentarne il grado zuccherino; l’aggiunta di resina di pino e cipresso era necessaria per evitare, o almeno diminuire, l’ossidazione all’interno delle anfore.
Se non altro perché citato da Omero nell’Iliade, il vino più famoso dell’antica Grecia è il vino pramnio:

la simile alle Dee presta donzella
pramnio vino versava; indi tritando
su le spume caprin latte rappreso
(Iliade, Libro XI, vv. 834-836)

L’uso di aggiungere latte rappreso al vino si ritrova descritta anche nell’Odissea, quando Ulisse ed i suoi compagni arrivarono nell’isola di Circe:

La seguian tutti incautamente, salvo
Euriloco, che fuor, di qualche inganno
sospettando, restò. La Dea li pose
sovra splendidi seggi; e lor mescea
il Pramnio vino con rappreso latte,
bianca farina e mel recente; e un succo
giungeavi esizïal, perchè con questo
della patria l’obblio ciascun bevesse.
(Odissea, Libro X, vv. 300-308)

Il vino ha le sue radici classiche nella Grecia, e come una vite non potata, allarga i propri tralci per abbracciare il cielo ed il terreno. Tra le mie letture ritrovo questa poesia di Fernando Pessoa, che dedico a tutti voi ed a te in particolare, quando la leggerai.

Bocche viola di vino

Bocche viola di vino,
Bianche fronti fra le rose,
Nudi, bianchi avambracci
Sul desco abbandonati:

Sia così, Lidia, il quadro
In cui, muti, rimarremo
Eternamente inscritti
Nella coscienza degli dèi.

Meglio questo che la vita
Come dai più è vissuta,
Nera del polverone
Sollevato dalle strade.
Gli dèi col loro esempio
Aiutano soltanto
Chi non vuole nient’altro
Che fluire con le cose.

 

Wine Roland

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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