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14 agosto, 2015

Il vino di ferragosto – Valter Mlečnik Chardonnay 2008

Chardonnay 2008 Mlecnik

Mlecnik Chardonnay 2008Quando un vignaiolo si rende conto che il proprio vino è come lo desidera lui, ma è faticoso a vendere, si trova di fronte ad un bivio.

Continuare sulla strada tracciata o cercare il modo di renderlo più amichevole?

Se si parlasse di vino industriale, la risposta sarebbe semplice; le cosiddette Tecniche di Cantina, un eufemismo nato per non mettere in evidenza l’utilizzo di additivi (legali e consentiti, ovviamente stiamo parlando di viticoltori industriali onesti e seri, ma sempre industriali sono) nel vino, quelle tecniche dicevo consentono, dopo attento studio ed analisi da parte dell’enologo, di modificarne le caratteristiche secondo moda e gusto.

Se però parliamo di chi non vuole far uso di null’altro che non sia uva nel proprio vino, la situazione si complica, perché bisogna modificare il lavoro in vigna, fare delle prove di temperature, macerazioni, affinamenti, in cantina.

Lo Chardonnay di Mlečnik, ad esempio, nel 2007 non è uscito, ed è passato dal 2006 direttamente al 2008.

In quel periodo di vacanza (dallo Chardonnay), Valter Mlečnik ha studiato come modificare tempi di raccolta, sesto d’impianto, lunghezza delle macerazioni, per poter ottenere un vino sicuramente meno spigoloso ed ostico, senza diminuire la qualità della bevuta.

A mio avviso lo Chardonnay 2008 di Mlečnik è quello che si avvicina più al carattere umano di Valter, un vino che miscela ottimamente il sorriso e la fermezza, le note più dure e quelle più morbide.

E’ un vino che, come gli ho detto quando ci siamo visti quest’anno a Cerea, è molto più godibile rispetto a prima, ci si può avvicinare a questa bottiglia senza alcun timore.

Dopo averlo riempito, il bicchiere si illumina di giallo oro antico, con sfumature che vanno dal rame all’orzo.

Al naso ricorda distintamente frutta candita, frutta secca, uva, camomilla, tutti profumi di Chardonnay 2008 Mlecnikbuona potenza; pian piano si riconosce la buccia d’arancia candita, mandorla, noce, chiodi di garofano. I profumi salgono in modo ordinato e netto, senza che ve ne sia uno predominante.

Al palato l’acidità e la parte tannica della noce e della mandorla sono accompagnate dalla morbidezza della pesca gialla molto matura; lievemente minerale, la sua freschezza di base viene tenuta sotto controllo anche dalla corposità alcolica, che ne valorizza la parte più grassa.

Va bevuto a temperature non più basse di 10 o 12°,  sotto questi valori la tannicità inizia a farsi sentire.

Come ho detto inizialmente, è un vino molto meno ostico e duro rispetto al 2006, e questo gli consente di essere abbinato a carni bianche o anche ad un piatto di alici in panatura.

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