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14 febbraio, 2013

Vignaioli (e Vini) Naturali

orizzontaleresize1Sono stato qualche giorno lontano dal blog, anche se non dal web. Oggi diventa davvero difficile restare a lungo disconnessi, le applicazioni utilizzate sugli smartphone danno la possibilità di sapere esattamente in ogni momento chi sta facendo cosa, leggere notizie, commentare, essere presenti in qualche modo.

Mi sono perso, a causa di un raffreddore, l’anteprima di Zidarich da Les Vignerons, ma ho ritrovato entrambi a Vignaioli Naturali a Roma, V edizione, nella nuova sede di Villa Carpegna, a due passi da San Pietro.

Una sala più piccola ed una più grande hanno ospitato i produttori ed i consorzi, in un salottino più contenuto le birre.

mlecnikresizeSabato non si poteva quasi riuscire a degustare, tanta era la gente assiepata ai banchi, domenica forse qualche persona in meno, almeno apparentemente, mi ha consentito di trattenermi un po’ di più con alcuni amici, come Stefano dell’Azienda Agricola De Fermo, Klemen Mlecnik, unico rappresentante della famiglia visto che Valter è costretto a casa con una gamba malandata, e solo Patrizia per Poderi Sanguineto, con Dora è stata fermata a casa dall’influenza.

Auguri a Valter e a Dora, a proposito.

I vini sono stati come sempre adeguati alle aspettative, Tiziana Gallo ha buon occhio e gusto nella scelta dei partecipanti, e questo già si sapeva. Difficile fare un elenco di tutte le etichette, anche inutile a mio avviso; citerò solo alcuni di quelli che mi sono piaciuti di più.

I vini spumante dello Jura portati da Riccardo La Ginestra sono stati sicuramente tra i più apprezzati, strategicamente posizionato all’ingresso dell’evento per dare il miglior benvenuto con i bianchi ed i rosé spumanti.

Il cerasuolo di Pasquale Ottaviano è stato uno dei migliori vini assaggiati, a mio avviso: fresco,praesidiumresize pieno, aromi fruttati non banali, che contengono già la capacità di affinamento di questo vino, una bocca che rimane perfettamente equilibrata.

Gli assaggi dei due Brunello di Montalcino del Paradiso di Manfredi, il 2006 ed il 2005, diversi tra loro come lo sono state le due annate, lenti entrambi ad uscire, e sarebbe stata necessaria almeno mezz’ora per ognuno per poterli assaporare come meritano.

Posso continuare con Vigna alla Sughera, I Mandorli, un vino che avrebbe meritato un po’ più di silenzio nella degustazione, per risentire con calma la marasca e la terra umida, il vegetale della foglia e la speziatura del pepe nero. Al palato una ottima corrispondenza tra naso e bocca, con tannini davvero eleganti.

Per i bianchi direi senz’altro Podere Pradarolo, fondamentalmente tutti, che la loro interpretazione dell’arte vinaria è nota ed assodata, il Vej bianco 2004 ed il 2006 ci fanno capire cosa possa fare la macerazione lunga.

Ed infine, una notazione d’onore per due amici che si sono portati il vino da casa.

enniomena_resSembra una cosa strana, sicuramente, andare ad un evento enologico e portarsi il proprio vino.

Ma i due ragazzi sono produttori, anche se imbottigliano solo da quest’anno, in provincia di Benevento. Un post su di loro lo farò sicuramente, per il coraggio dimostrato nel provare a fare un vino senza aiuti chimici, riprendendo il lavoro nella vigna che stava per essere abbandonata; dalla loro sicuramente l’amicizia ed i consigli di Raffaello Annichiarico, di Poderi Veneri Vecchio.

Il loro vino è un Aglianico in purezza, e Umpiso Turrumpiso è il suo nome; non lo trovate in giro, non ancora. Ennio sa perfettamente quali sono i pregi ed i difetti del vino, e fare una degustazione tecnica sarebbe poco sportivo nei loro confronti.

Ma ha la grande capacità di essere schietto e buono da bere, sano e senza alcuna puzzetta, a dimostrazione che il vino non va lavorato in cantina e dimenticato in vigna, che tanto le cartine risolvono tutto, ma occorre faticare ogni giorno tra i filiari ed avere mano ferma in cantina.

E tanta passione, come partire da Roma dopo il lavoro per andare in cantina solo per fare un paio di follature.

Alla fine questo lavoro si ritrova nel bicchiere, e non è importante diventare un vino di riferimento. E’ importante lavorare con passione e tenacia, come Ennio e Mena stanno facendo con il loro vino.

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