Vini Biologici e solfiti negli USA

logouebioLe legislazioni interne di un Paese, per poter avere forza commerciale, devono necessariamente essere condivise ed armonizzate con quelle degli altri Paesi, cosÏ da consentire lo scambio di prodotti.
All’interno di queste normative si nascondono, il più delle volte, guerre commerciali tra grandi produttori per la penetrazione all’interno dei mercati migliori.
Prendiamo la normativa sul vino biologico nella UE e negli USA.
Dal 1 giugno 2012 è possibile vendere il vino biologico marchio UE anche negli USA senza necessità di una seconda certificazione e viceversa, ma nell’export da UE a USA esistono alcune limitazioni.
Prima di entrare nel merito, ricordiamo che gli USA diventeranno, secondo le stime, il primo mercato mondiale per il vino superando quindi sia Italia che Francia; il consumo del vino negli USA viaggia con un aumento del 9% annuo, mentre Italia e Francia diminuiscono il proprio di circa l’1%.
La normativa USA sui prodotti biologici (NOP, National Organic Program) risale al 2002, e viene emanata direttamente dal dipartimento di Stato per l’agricoltura (USDA, United States Department of Agriculture). La norma traccia alcuni principii generali:

  • tutte le sostanze di origine naturale sono ammesse, tranne quelle espressamente proibite;
  • tutte le sostanze chimiche di origine sintetica sono proibite, tranne quelle espressamente inserite nella National List;
  • è consentito l’uso di sostanze non sintetiche tranne quelle espressamente proibite.

Tra le sostanze non di sintesi ammesse vi è ad esempio, l’acido lattico, la bentonite, il solfato di NOPbags.gifmagnesio, i lieviti (non sintetici), gli enzimi (derivati da piante commestibili), l’acido tartarico.
Le etichettature consentite all’interno del NOP e valide anche per quanto riguarda il vino sono quattro:

  • 100% Organic: prodotti ottenuti con il 100% di ingredienti biologici;
  • Organic: prodotti ottenuti con almeno il 95% di ingredienti biologici;
  • Made with organic ingredients (grape): prodotti ottenuti con almeno il 70% di ingredienti (di uva, nel caso del vino) biologici;
  • Some organic ingredients: prodotti in cui il contenuto di ingredienti (uve) biologici Ë inferiore al 70%

Il vino della categoria più alta, la 100% Organic Wine, non può contenere solfiti aggiunti e, se la quantità di solfiti formatisi durante la fermentazione è minore di 10 mg/l, si può aggiungere la menzione “Sulfite Free” o “No Added Sulfites – Contains naturally occurring sulfites”, previa ulteriore analisi di certificazione. E’ facoltà del produttore aggiungere in etichetta il marchio USDA Organic.
Anche per i vini marcati solamente “Organic”, non devono essere presenti solfiti aggiunti.

Vi sono anche altre particolarità, ad esempio negli USA è consentito produrre vino mescolando i vini provenienti sia da uve bio che da uve convenzionali, specificandone la percentuale biologica; ad esempio usando 96% di Cabernet Sauvignon bio ed il 4% di Merlot convenzionale, si potrà riportare la dicitura 96% Organic. Questa pratica nella UE non è ammessa.

usdaresizeLe altre due categorie possono contenere solfiti aggiunti nella misura massima di 100 mg/l, minore quindi della troppo larga normativa europea. L’etichettatura ‘made with organic ingredients (grapes)” è quella più diffusa tra i vini biologici, compresi quelli di importazione.
Anche negli USA non è stato semplice arrivare alla normativa sui solfiti all’interno dei 100% Organic e solo a dicembre del 2011 il NOSB (National Organic Standards Board) è giunto, con una decisione unanime del proprio consiglio direttivo, a stabilire le regole di cui sopra.

In Italia vi sono circa 53mila ettari di vigneti biologici, ossia l’8% della superficie vitata, e siamo secondi solo alla Spagna che ne ha 57mila. Non tutti i vinicoltori che producono vini senza solfiti sono certificati biologici, e quindi non potranno scriverlo nell’etichetta e, soprattutto, essere certificati xx% Organic per l’export verso gli USA ed il Canada.

Viceversa, la maggior parte dei produttori di vino biologico italiano non potranno fregiarsi del marchio xx% Organic, visto che le dosi massime di solfiti ammessi sono 100 mg/l per i rossi e 150 mg/l per i bianchi.

Stiamo parlando di un mercato potenziale di circa 26 miliardi di $ per anno negli USA e di 2 miliardi di $ per anno nel Canada, sebbene qui sia necessaria una ulteriore certificazione.

Alcune ultime prese di posizione sui vini biologici, raccontate qui e ben commentate su Percorsi di Vino, potrebbero quindi trovare una spiegazione se vengono lette nel senso che solo i vini senza solfiti potrebbero essere definiti veramente biologici, sebbene fino ad ora, secondo questi commentatori, non ne esistano.
Avere un processo scientifico che consenta di ottenere un vino certificato biologico UE e soprattutto USA-Organic friendly aprirebbe le porte, ai produttori che avessero partecipato allo studio e soprattutto ai promotori della ricerca,  ad un mercato in espansione da qui ai prossimi anni, e lo porrebbe in posizione dominante rispetto ad altri produttori.

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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