Pouilly-Fuissé

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La Rocca di Solutré, 493 metri di altezza

Il Mâconnais, regione il cui capoluogo è Mâcon, è la zona a sud della Borgogna nota quasi esclusivamente per i suoi Chardonnay.

Mâcon ha avuto una qualche importanza storica soprattutto per una leggenda, meglio sarebbe dire una storiella, su un Concilio che si sarebbe tenuto in quella città nel 585.

In effetti in quell’anno fu tenuto un Sinodo, in cui parteciparono però esclusivamente vescovi e cardinali di Francia, e che fu presieduto da Gregorio di Tours

Il Sinodo del 585

Per come si legge in giro, la leggenda fu divulgata durante l’Illuminismo e serviva per screditare sarcasticamente la Chiesa ed il modo di pensare dei suoi rappresentanti.

La storia potete leggerla qui; in breve, che sia stato l’argomento principale o solo un modo per ingannare il tempo, i dotti ecclesiastici si misero a ragionare sul fatto se anche la donna possedesse un’anima.

Era una discussione, presumiamo, puramente accademica, basata sulla traduzione

Posizione di Pouilly-Fuissé
Posizione di Pouilly-Fuissé

latina della Bibbia dove si usa la parola ‘Homo’: la questione era se si dovesse intendere questa parola come rappresentante del solo essere maschile, (‘vir’) o di entrambi i sessi. Anche se di poco, la votazione decretò che il termine dovesse indicare sia l’uomo che la donna.

Aneddoto a parte, la regione è dal punto di vista enologico piuttosto interessante, e ne ho già parlato, ad esempio qui.

La geologia del Mâconnais

Tra le AOC del Mâconnais non si può però non parlare di Pouilly-Fuissé, zona viticola compresa tra le cittadine di Fuissé e di Solutré-Pouilly, ed i villaggi di Chaintré e Vergisson.

Il terreno è principalmente argilloso-calcareo, e vi si trova ancora un buon numero di conchiglie fossili, ricordo dell’antico mare che ricopriva questa parte di Europa. Le zolle collinose argilloso-calcaree si sono formate durante il Giurassico e sono il risultato degli enormi sconvolgimenti geologici che, più a sud, diedero origine alla formazione della Alpi, come dimostra il fatto che i terreni poggiano su uno strato di granito piuttosto spesso.

Al centro della regione si trovano due siti piuttosto interessanti sia per chi si occupa di geologia che per i paleontologi, la Rocca di Solutré e la Rocca di Vergisson.

Entrambe sono nate dalla fossilizzazione del corallo, circa 160 milioni di anni fa quando la Francia era ricoperta dal mare.

Il mare si ritirò nel Cenozoico ed a causa dell’innalzamento delle Alpi: mentre le montagne si sollevavano dal mare, il bacino del fiume Saona si abbassava sempre più, formando così le colline che troviamo ad est e ad ovest.

Le due rocche sono interessanti perché, per via dello strato di calcare che le ricopre, sono rimaste pressoché intatte all’erosione del tempo, (vento, pioggia…), contrastando così la curva arrotondata delle colline circostanti.

Pouilly-Fuissé, AOC nascosta

Le due rocche hanno costituito l’abitazione (Vergisson) ed il terreno di caccia (Solutré) della civiltà Solutreana nel Paleolitico superiore, da 35mila a 10mila anni fa.

Molto più vicino a noi nel tempo, Pouilly-Fuissé nasce come AOC nel settembre del 1936, ma già i suoi confini erano unanimemente riconosciuti da quindici anni prima. 

Non sono presenti Premiere Cru, e la stessa AOC è, ‘semplicemente’, una Appelation Village.

I vini di Pouilly-Fuissé hanno avuto, nel corso degli anni, un apprezzamento altalenante, ed una notorietà piuttosto bassa. Gli anni ’80 e ’90 non sono stati molto favorevoli alla AOC, più per questioni di marketing che di annata. Alcune proprietà rischiavano di scomparire del tutto, come lo storico Domaine J. Ferret che, dopo tre secoli di storia, fu venduto nel 2008 dagli esecutori testamentari di Madame Colette Ferret, ultima discendente della casata, ad uno dei maggiori negociant della regione, Louis Jadot.

Nel 1973 partecipò con il suo Pouilly-Fuissé 1971, senza molta fortuna, ad una degustazione di Chardonnay alla cieca tenuta a New York ed organizzata da Sam Aaron, commerciante newyorkese. Per la cronaca, i primi quattro posti furono assegnati a quattro Chardonnay californiani, e il Beaune Clos des Mouches 1969 di Joseph Drouhin si piazzò solo quinto. 

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Sommelier tardivo, web-surfer d'antan, a metà fra l'analogico ed il digitale. Appassionato di tecnologia, osservo la Rete attraverso un buon bicchiere di vino.
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